LA MORTE DI FIDEL CASTRO SEGNA LA FINE DI UN’EPOCA IRRIPETIBILE, MA NON ILLUMINA IL FUTURO DI CUBA
La morte di Fidel Castro, avvenuta il 25 novembre scorso, segna simbolicamente, la fine di un’epoca, fatta di ideologie forti, di sogni rivoluzionari, di contrapposizioni politiche decise, che hanno caratterizzato tutto il secolo scorso.
Poco cambia la sua morte per il destino di Cuba, che da tempo era stato già tracciato.
Possiamo affermare che la sua era la cronaca di una morte annunciata. Da tempo malato, ha pian piano lasciato il palcoscenico politico e le redini di governo dell’isola cubana a suo fratello Raul. Ultima sua apparizione ufficiale è stata il 19 aprile 2011, in occasione del VI Congresso Nazionale del Partito Comunista di Cuba, quando si dimise anche dalla carica di Primo Segretario del Partito. Dopo di che solo qualche apparizione in tv, in tuta, stanco, affaticato, segnato dalla malattia e dall’età che avanza inesorabilmente; brevi filmati, nulla di ufficiale, di pomposo, semplicemente per testimoniare che il Lider Maximo era ancora vivo e vegeto, confutando tutte le notizie che lo davano già per morto.
Fidel Castro ha rappresentato l’idea rivoluzionaria del popolo cubano, la lotta antimperialista, incarnando il sogno del comunismo al potere, ed è riuscito abilmente a schivare i colpi di coda del destino, mascherato da Storia, restando in sella nonostante le molteplici spinte a disarcionarlo.
È stato il padre padrone del popolo cubano, sin da quando, nel 1959, riuscì a conquistare il potere, cacciando il dittatore Batista.
Sulla rivoluzione dei Barbudos, molto sa di leggenda: un gruppo di 80 combattenti, con al comando Fidel Castro, suo fratello Raul ed il mitico Ernesto “Che” Guevara, riescono a raggiungere clandestinamente Cuba, partendo dal Messico. Scoperti, durante il loro sbarco cubano, ingaggiarono una feroce lotta contro le milizie del dittatore Batista.
Solo dodici uomini riuscirono a salvarsi, rifugiandosi sulle alture della Sierra Maestra, e da lì iniziarono la guerriglia contro la dittatura di Batista.
Potevano essere schiacciati e sconfitti, invece, quei guerriglieri armati del fuoco sacro rivoluzionario, crebbero di numero, fino a 800 uomini, che riuscirono a far fuggire il dittatore Batista, liberando Cuba.
“Per non lottare ci saranno sempre moltissimi pretesti in ogni epoca e in ogni circostanza, ma mai, senza lotta, si potrà avere la libertà“, disse Fidel Castro.
Ecco, forse la libertà, Cuba non la ottenne con Fidel. Mascherata da una sorta di repubblica popolare, iniziò così la dittatura castrista. Non ci sono partiti, se non quello comunista, non ci sono tv libere se non quella controllata dallo Stato, non ci sono giornali liberi se non quello controllato dallo Stato.
Molti tentarono la fuga verso la vicina Florida, molti dissidenti furono imprigionati e subirono vere e proprie torture, oppure furono esiliati. Ma d’altra parte, un potere così lungo deve reggersi anche con il pugno di ferro. Molti dei sogni rivoluzionari, molte delle idee di una nuova prosperità economica e sociale naufragarono nel corso degli anni.
Ma Fidel Castro aveva carisma, sapeva trascinare e terrorizzare il suo popolo, e sapeva come spaventare il mondo.
La sua vicinanza politica, e soprattutto economica, all’Unione Sovietica, gli permise di reggere gli urti iniziali della conquista del potere. Di contro, la piccola Cuba divenne il nemico giurato dell’America, che, dopo il fallito rovesciamento di potere, con l’epica sconfitta alla Baia dei Porci, impose un ferreo embargo.
Ciò isolò Cuba dal resto del mondo, ma finché c’erano i rubli russi che finanziavano il potere castrista il problema economico era poca cosa.
Il problema nacque con la caduta del Muro di Berlino, con la Perestrojka, con la fine dell’URSS. Servivano nuovi finanziatori, nuovi alleati. E Fidel Castro li trovò nell’America Latina, soprattutto con il Venezuela di Chavez e con il Brasile di Lula prima e Dilma Rousseff, poi.
Ma anche qui la Storia ci mette lo zampino: lo scandalo politico che travolge Rousseff, ed il cambio di guida politica, riduce di molto gli scambi commerciali ed economici tra Brasile e Cuba. Invece, la morte di Chavez, non cambia la linea politica ed economica del Venezuela; Maduro continua a sostenere il regime castrista, ma la crisi economica e l’impoverimento dello Stato venezuelano ha costretto Maduro ad effettuare considerevoli tagli economici in favore di Cuba.
Intanto, Fidel Castro aveva già lasciato il potere a suo fratello Raul, che si era impegnato per intraprendere una normalizzazione di Cuba. Naturale l’avvicinamento all’ex nemico giurato, gli USA, grazie alla mediazione di Papa Francesco, e alla volontà di Obama di firmare un trattato storico che chiudesse tutti i conti politici tra i due Stati.
La visita di Obama in terra cubana, ha permesso ai due Stati di poter riaprire le rispettive ambasciate, un primo passo verso la distensione dei rapporti; il prossimo dovrebbe essere la fine dell’embargo.
Appunto, dovrebbe essere. Chiariamo subito che il riavvicinamento di Cuba agli USA, si è potuto verificare grazie al fatto che l’inquilino alla Casa Bianca era un democratico afro-americano, e soprattutto che a L’Avana c’era già da tempo Raul e non più Fidel, a cui sarebbe costato tantissimo, in termini d’immagine, stringere la mano all’ex nemico giurato. Inoltre c’è voluta l’intercessione diplomatica e divina di Papa Francesco, argentino, e profondo conoscitore di come certi fatti vanno trattrati lì.
Appunto, dovrebbe essere. Chiariamo subito che il riavvicinamento di Cuba agli USA, si è potuto verificare grazie al fatto che l’inquilino alla Casa Bianca era un democratico afro-americano, e soprattutto che a L’Avana c’era già da tempo Raul e non più Fidel, a cui sarebbe costato tantissimo, in termini d’immagine, stringere la mano all’ex nemico giurato. Inoltre c’è voluta l’intercessione diplomatica e divina di Papa Francesco, argentino, e profondo conoscitore di come certi fatti vanno trattrati lì.
Ora viene il difficile: in America, alla Casa Bianca siederà, oggi, Donald Trump che ha definito Castro un dittatore, e che certi trattati li vuol leggere bene prima di rispettarli.
Una politica filo-cubana non è propriamente nelle corde dei repubblicani né in quelle di Trump, per cui le nuove difficoltà delle diplomazie saranno quelle di tessere rapporti proficui, riavvicinando di molto le parti. Cuba ha bisogno della fine dell’embargo per sopravvivere economicamente, e Raul non ha poi, così, molto tempo ancora; infatti, ha già da tempo, stabilito che nel 2018 lascerà il potere per ritirarsi a vita privata, e con lui si chiuderà definitivamente un ciclo: Fidel ha creato lo Stato cubano, Raul lo deve consolidare, prima di lasciare la politica. Poi la successione sarà un salto nel buio, piena di incognite ed insidie, e non avere un buon paracadute potrebbe essere veramente rischioso.






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