GIULIANO SADAR, LA STRAGE DI TRIESTE, IL FUOCO ED IL SILENZIO
Si dice che la verità renda gli uomini liberi, ma prima li rende infelici. E ci sono verità storiche che vengono volutamente dimenticate, cancellate dalla memoria collettiva, chiuse nel cassetto dei ricordi tragici, sepolte dall’oblio dello scorrere del tempo.
Verità dolorose, difficili da accettare, verità dure come un pugno nello stomaco, che preferiamo dimenticare velocemente piuttosto che indagarci sopra.
Tutti gli anni di piombo italiani, con le sue stragi, i suoi atti dimostrativi, i suoi attentati ed omicidi, appaiono ancora oggi un nebuloso e fumoso quadro di mezze verità, di non detti, di documenti prima secretati e poi, dimenticati, di ricerche mai veramente compiute e di sentenze mai pienamente giuste.
Per questo, il saggio “Il grande fuoco”, del giornalista Giuliano Sadar, edito da MGS Press, è un altro prezioso tassello, per disvelare la verità e fare luce su un evento sinistro ed inquietante, avvenuto in Italia, a Trieste il 3 agosto 1972.
In quella notte un gruppo di terroristi palestinesi attaccò l’impianto petrolifero del deposito costiero della Siot, facendo saltare in aria tre dei quattro serbatoi.
Fu un atto fortemente dimostrativo, avvenuto circa un mese prima dell’attentato alle Olimpiadi di Monaco, ad opera di Settembre Nero.
Erano gli anni di forti tensioni, tutto il mondo arabo ribolliva, c’era la questione palestinese che rappresentava un nervo scoperto per tutto il mondo occidentale; molti Stati preferirono non schierarsi apertamente nella questione che coinvolgeva Israele e la Palestina, molti Stati cercarono accordi segreti per evitare stragi sul proprio suolo patrio, altri Stati invece, affrontarono la questione apertamente, e ne pagarono forti conseguenze.
L’Italia gia viveva di forti tensioni politiche interne, con episodi brutali, sia dell’estrema destra che dell’estrema sinistra, entrambe extra-parlamentari, tensioni che minarono fortemente, la stabilità politica e sociale della nostra Nazione; e in questo groviglio di interessi e paure, si innestò pure la matrice terroristica palestinese, ad intorbidire le nostre acque, già poco limpide.
Così quando la mattina seguente l’attentato, Trieste si svegliò con quella densa nube di fumo, in tanti, troppi, provarono ad annacquare la verità, o a tentare di depistare le indagini.
Trieste venne scelta come simbolo di un Occidente sordo che non si voleva schierare apertamente nella questione israelo-palestinese; Trieste, città di confine, città di passaggio, italiana ma da sempre, porta dell’Europa; e fu scelto simbolicamente quello stabilimento petrolifero, perché approviggionava non solo l’Italia, ma anche l’Austria e la Germania.
Solo per un fortuito caso l’episodio non si trasformò in una strage.
Le indagini, ed il processo seguente, condannarono gli esecutori, due donne ed un uomo, ma nessuno di essi scontò mai un giorno di carcere, grazie anche a quel famoso Lodo Moro, che segretamente venne stipulato dai servizi segreti, una sorta di salvacondotto utile al terrorismo palestinese, in cambio di risparmiare all’Italia attacchi terroristici e rappresaglie.
Giuliano Sadar compie il difficile compito di ricomporre i mille pezzi di questo intricato caso, raccogliendo preziosi documenti, le testimonianze, analizzando gli atti delle indagini e delle Commissioni parlamentari, tutto per fare emergere la verità su un evento così tragico, che troppo frettolosamente fu cancellato dalla nostra memoria collettiva.
Ne emerge un saggio serio, approfondito, pulito ed equilibrato, una indagine onesta e senza preconcetti o pregiudizi; un saggio che si avvale anche della preziosa testimonianza del giudice Rosario Priore, che ne firma la prefazione. Non un libro da leggere tutto d’un fiato, questo, ma un utile strumento per ricostruire un pezzo della nostra storia recente, per fare luce, finalmente, su vicende oscure, opache, troppo in fretta dimenticate, sulle quali è stato calato un sordo silenzio.
Un saggio che è, comunque, in divenire, attraverso il blog “il fuoco e il silenzio”, affinché altri aspetti possano ancora emergere, per ristabilire la verità piena, che, seppure dolorosa, chiude i conti con il nostro passato recente.




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