MATTIA GIURAMENTO ED EMILIANO SCALIA RACCONTANO LA STORIA DI DUE BRAVI RAGAZZI NELLA NAPOLI DELLA CAMORRA
“Napoli corre sotto il suo cielo chiaro come il mare, arrostita da un sole da cartolina“.
Napoli, con i suoi “marciapiedi interrotti e sacchi di immondizia, bancarelle improvvisate da cui partono le urla da comizio degli ambulanti, professionisti veri e finti che si nascondono dietro cravatte appariscenti, vetrine che sparano merci impolverate”, fa da palcoscenico ad una storia di camorra, di criminalità, di gioventù che ha fame di conquistare il mondo, ma che, con quel mondo, poi, ci deve fare pure i conti; Napoli è la cartolina di una storia di amicizia tra due ragazzi diversi per indole, per estrazione sociale, per interessi, ma che, casualmente, decidono di imboccare la medesima via, quella della criminalità, che sarà la loro rovina.
“Erano due bravi ragazzi” è l’ultimo romanzo scritto da Mattia Giuramento ed Emiliano Scalia, edito da Newton Compton; un romanzo che, squarcia un velo sull’inferno della criminalità organizzata, ambientato a Napoli, nei suoi quartieri, nei suoi rioni, tra degrado, e leggi dettate dai boss, a cui si deve portare rispetto, sempre.
Ma è anche una storia di un’amicizia, nata per caso, e rivelatasi pericolosa.
È la storia di Fabrizio, che “ha ventisei anni. È silenzioso. Non ama le apparenze, al contrario di quelli che frequenta. Legge, si è diplomato col massimo dei voti nel migliore liceo classico della città ed è stato con la stessa ragazza per quattro lunghi anni. È un tipo tranquillo che non ha mai creato problemi a nessuno. Però è indeciso. Non sa che cosa vuole fare della sua vita”.
Ed è la storia di Andrea, ventotto anni; lui non appartiene alla Napoli buona come Fabrizio, lui viene da Miano, “uno dei quartieri a nord della città, tra i tre con il più alto tasso camorristico“.
E a differenza di Fabrizio, Andrea “si è rotto il cazzo di osservare, di stare a guardare. Ha deciso che è ora di mettersi in movimento”.
Si incontrano casualmente ad un party, in una di quelle case private, dove c’è bella gente, gente che conta, e c’è il divertimento. Si annusano, e tra loro scatta quella scintilla che sarà l’inizio della loro fine.
Perché quando Fabrizio, seguendo Andrea, si troverà coinvolto in un duplice omicidio, lui non fuggirà via, ma subirà il fascino del potere, del crimine, e con Andrea, inizierà la scalata ai vertici della criminalità.
Conquisteranno la fiducia del boss di Miano, e lavoreranno per lui, ma la voglia di mordere la vita, di bruciare le tappe, di correre inseguendo il successo, il potere, i soldi, li spingeranno verso nuovi baratri.
Associarsi con i cartelli messicani per lo spaccio della droga, e pestare i piedi a qualcuno di troppo importante, segnerà, poi, la loro fine, inevitabilmente.
Fabrizio e Andrea hanno voluto correre il brivido di una vita, per ambizione, per incoscienza, per quella fame giovanile di diventare velocemente qualcuno ed ora “si guardano, ansanti, e si sorridono. Non hanno più paura“.
I loro “corpi sono distesi al sole, appena schermati da un ombrellone reclinato sulla sabbia. Un rivolo di mare ne lambisce i capelli salmastri. Intorno a loro si è creato un vuoto anomalo. L’orda di gente che affolla la spiaggia si è ritratta come un’onda sul bagnasciuga“.




Commenti
Posta un commento